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11/05/13

A Reo-Silvio

NICOLE MINETTI

Reo-Silvio, eppur rimembri ancora
quel tempo che pareva che gl'eri finito,
quando il Berso Piergiggi s'era tosto imbaldanzito,
e sragionava di dismacchiare fantomatici giaguari d'angora?
 tu, triste e pensoso*
di senitude pigliavi abrivio.. 
Sonavan le ansiose funeree
campane mediatiche a morto
  le vie della rete grillea d'attorno,
al tuo politico declino a stormo,
allor che all'opre femminili intento
atttendevi, inver  assai contento
di quel vago avvenir che in mente avevi
Era il febbraio di messe grama di voti serbavi e tu solevi
così menare il giorno/
la notte e il dì pei salotti tivvù d'attorno/ 
Eppur Rivedea Angiola leggiadra
talor sorrisinar col Sarcosì,
ma era solo il tempo tuo primo quello là/
e di te parea esser spesa già la miglior parte,
appollaiato su i santorei veroni Travaglio già cantava a morte/


e niun porgea gli orecchi al suon della tua voce, cribbio!/
mentre tua man veloce percorrea la faticosa tela anfibio!/
Miravi eppur il ciel sereno di Malindi/,
le vie dorate dei Renziani contrabindi/ 
Berso e Fassino di Torino sindaco sonti/
e quinci il mar pentastellare lungi, e quindi il MontI.
Lingua BALLARDITA però non dice
quel che tu in sen pativi e lo sgomento non usavi/
Per non intenerir di Padellar i pensieri Soavi/ 

che inchieste, che sentenze, che sondaggi,  Silvio rio!
Quale allor ci apparia
la vita politica ed il giudiziario ed elettorale fato!
Quando sovviemmi di cotanta disispeme dato,
un affetto mi preme
maturo e ingagliarditoo freme,
e tornami a gauder di tua ventura.
O  Pagnoncelli Pagnoncelli Pagnoncelli sonde fatttura,
perché non rendi poi
quel che prometti allor? perché di tanto
inganni i teleispettator? 
P.D. pria che l’urna inaridisse il Pasco Monte Sieno,
da chiuso morbo battuto e vinto,
perivi, o tenerello. E non vedevi
nè ulivo, nè marino fior ai sett'anni qurinari, vuoi?;
non ti molceva il core
la dolce lode or dei Renzei futuri gigliati successi,
or de' civici montian consessi ed alla piazza schivi;
né teco le compagne cinco stelle ai dì festivi
ragionavan  grilli e brilli d’amore. 
Anche perìa fra poco
la speranza essiapurdolce: ai sett' anni al Colle
che a Rodotà negaro e bolle
e de li Tirator franchi l'empiezza. Ahi come,
come passato sei,
Veltronian Memoria di kennediani spirti/
cari compagni dell’età che rete e Grillo innova,
 lacrimate spemi e sorti!
Questo è il mondo? questi
i verdetti dei consigli e delle urne? Oh, l'università delle libertà e l’opre unanitarie e gli eventi,
onde cotanto ragionammo insieme?
questa la sorte delle berlusconiane genti?
All’apparir del vero
tu, gaudioso,vincitor, sorgesti: e con la mano
dell'Oracol Genoano
a calda sorte una tromba d'oro
salutati di lontano/

desiato vittore eppur nella clade!  
Ghost writer

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